Accordo di Co-hosting Affitti Brevi: Cosa Mettere nel Contratto con il Tuo Collaboratore
Hai trovato qualcuno che ti aiuterà a gestire il tuo affitto breve — un parente, un amico, un collaboratore — e ora ti chiedi: come si formalizza? Basta un accordo a voce, o serve un contratto? E se serve, cosa deve contenere?
Il co-hosting è una pratica sempre più diffusa nel settore degli affitti brevi italiani, ma la parte legale e fiscale viene spesso ignorata, con conseguenze spiacevoli quando sorgono incomprensioni o problemi con il fisco. In questa guida ti spieghiamo come strutturare un accordo di co-host solido e quali aspetti non puoi permetterti di trascurare.
Nota: gli aspetti fiscali e contrattuali variano in base alla specifica situazione. Verifica sempre con un commercialista o un legale prima di adottare qualsiasi schema.
Che cos'è il co-hosting negli affitti brevi
Il co-hostè una persona che aiuta il proprietario (o il gestore principale) a gestire una o più strutture ricettive. Le sue responsabilità possono variare enormemente: dalla sola gestione dei messaggi agli ospiti, all'accoglienza fisica, alle pulizie, alla gestione dei prezzi, fino alla supervisione completa dell'attività.
Airbnb permette di aggiungere co-host direttamente dalla piattaforma, con tre livelli di permesso (base, standard, completo). Booking.com non ha una funzione nativa di co-host ma permette più utenti sullo stesso account. Tuttavia, gli accordi interni — chi fa cosa, chi guadagna quanto, chi risponde in caso di problemi — restano fuori da qualsiasi piattaforma e devono essere gestiti separatamente.
Perché un accordo scritto è essenziale
Senza un accordo scritto, qualsiasi incomprensione diventa irrisolvibile:
- Il co-host ritiene di avere diritto al 20% dei ricavi, il proprietario pensava al 15%.
- Arriva un danno da parte di un ospite: chi paga?
- Il co-host smette di rispondere ai messaggi durante una settimana di agosto: quali sono le sue obbligazioni?
- Il rapporto si interrompe: con quanti giorni di preavviso?
Un documento scritto, anche semplice, elimina l'ambiguità su tutti questi punti e tutela entrambe le parti. Serve anche ai fini fiscali: senza una base contrattuale chiara, è difficile giustificare i pagamenti al co-host davanti al fisco.
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Scopri GuestSuiteCosa deve contenere un accordo di co-hosting
1. Identificazione delle parti e dell'oggetto
Nomi, codici fiscali o partite IVA delle parti coinvolte. Indicazione chiara delle strutture oggetto dell'accordo (indirizzo, identificativo catastale se disponibile). Data di inizio e durata (determinata o indeterminata con preavviso).
2. Mansioni del co-host
Elenca in modo dettagliato cosa il co-host si impegna a fare:
- Gestione della messaggistica pre/durante/post soggiorno
- Check-in e check-out (fisici o da remoto)
- Coordinamento delle pulizie (supervisione o esecuzione diretta)
- Gestione dei prezzi e del calendario
- Intervento in caso di emergenze durante il soggiorno
- Comunicazione con AlloggiatiWeb e adempimenti normativi
Sii preciso: “gestire i messaggi” è vago. “Rispondere ai messaggi degli ospiti entro 2 ore, 7 giorni su 7, tra le 8:00 e le 22:00” è un impegno chiaro e verificabile.
3. Compenso e modalità di pagamento
Il compenso del co-host può essere strutturato in tre modi principali:
- Percentuale sui ricavi lordi:il più diffuso. Tipicamente tra il 15% e il 30% del fatturato lordo, a seconda della quantità di lavoro delegata. Se il co-host gestisce tutto (prezzi, ospiti, pulizie, adempimenti), il 25–30% è nella norma. Se gestisce solo i messaggi, si scende al 10–15%.
- Compenso fisso mensile:preferibile quando i ricavi sono stabili e le attività sono ben definite. Semplifica la contabilità di entrambe le parti.
- Tariffa per prenotazione o per soggiorno:utile per incarichi specifici (es. ogni check-in costa X euro). Incentiva la qualità del singolo soggiorno.
Stabilisci anche: quando viene pagato il compenso (mensile, a prenotazione incassata), quale è la base di calcolo (lordo OTA, netto dopo commissioni?) e come vengono gestite le cancellazioni (il co-host viene pagato solo per i soggiorni effettivamente avvenuti?).
4. Gestione delle spese
Chi paga le spese di pulizia se il co-host le subappalta? Chi acquista i prodotti di cortesia? Come vengono rimborsati i costi straordinari (es. chiamare un idraulico di emergenza)? Definisci un massimale di spesa autonomo per il co-host e la procedura per le spese che superano quel limite.
5. Responsabilità e gestione dei danni
In caso di danno causato da un ospite, la responsabilità primaria resta del proprietario/gestore registrato sulle piattaforme. L'accordo dovrebbe chiarire:
- Il co-host ha l'obbligo di documentare e segnalare tempestivamente qualsiasi danno.
- Il co-host non è responsabile finanziariamente per danni causati dagli ospiti, salvo negligenza grave dimostrata.
- Eventuali coperture assicurative (AirCover di Airbnb, polizza dedicata) e chi si occupa di attivare le richieste.
6. Riservatezza e dati personali
Il co-host accede ai dati personali degli ospiti (nomi, documenti, email). L'accordo deve includere un impegno alla riservatezza e al trattamento dei dati secondo il GDPR. Tecnicamente, il co-host agisce come responsabile del trattamentoe dovrebbe essere nominato formalmente come tale se gestisce autonomamente i dati degli ospiti. È un aspetto spesso ignorato, ma può avere rilevanza in caso di data breach.
7. Durata e recesso
Stabilisci la durata dell'accordo e il preavviso per la risoluzione (30, 60 o 90 giorni sono i valori più comuni). Prevedi anche clausole di risoluzione immediata per inadempimento grave: il co-host scompare durante l'alta stagione senza sostituire qualcuno? È una situazione che deve essere gestita contrattualmente.
Aspetti fiscali: come inquadrare il compenso al co-host
Questo è il punto più delicato. Il compenso al co-host deve essere fiscalmente inquadrato. Le opzioni principali:
- Lavoro autonomo con partita IVA:il co-host emette fattura per i suoi compensi. È la soluzione più chiara e deducibile per il proprietario.
- Prestazione occasionale (ritenuta d'acconto 20%):se il co-host non ha partita IVA e i compensi annui non superano i 5.000 € lordi con lo stesso committente. Oltre questa soglia scattano obblighi contributivi INPS.
- Contratto di lavoro dipendente:raramente usato per il co-hosting classico, ma corretto se il rapporto è stabile, continuativo e con subordinazione.
Ricorda: un accordo di co-hosting non può essere “pagato in nero” senza conseguenze. Il fisco tende sempre più a monitorare i flussi tra persone collegate agli stessi annunci sulle piattaforme. Consulta un commercialista per scegliere il regime più adatto alla tua situazione specifica.
Leggi anche il nostro approfondimento sullatassazione del co-host negli affitti breviper capire come dichiarare correttamente i compensi.
Checklist per un accordo di co-hosting completo
- Identificazione delle parti (nome, CF o PIVA)
- Strutture coperte dall'accordo
- Elenco dettagliato delle mansioni
- Compenso e base di calcolo
- Tempi e modalità di pagamento
- Gestione delle spese e massimale autonomo
- Responsabilità in caso di danni
- Clausola GDPR e riservatezza
- Durata e preavviso di recesso
- Clausole di risoluzione per inadempimento
- Foro competente in caso di controversia
Un accordo scritto e firmato, anche senza l'assistenza di un notaio (non è richiesta per questi contratti), vale infinitamente più di qualsiasi accordo verbale quando le cose vanno storte.